Oltre al sonno e alla concentrazione ci sono anche altre cose che non sono state dette a nessuno.
Giornate intere che scompaiono, e brevi attimi che diventano un’eternità.

(Peter Høeg)

mercoledì 13 agosto 2008

Waz (1)


Roma deserta. In quest'agosto del 2008. Deserta ma popolata. Lemuri sudati vagano. Waz si aggira nelle gallerie della Stazione Termini. C'è puzza di grigliate, fumo di panaderias, odore di plastica ammuffita. I suoni sembrano passare attraverso gli occhi, con la confusione di un partymix di iTunes. Una coppia di arabi, marito e moglie, lei ultracoperta ma con teli dai colori vivacissimi, lo guardano, gli sorridono. Waz gli fa un cenno con la mano e sorride anche lui. Poi senza quasi accorgersene, né volerlo, risale in superficie, con la scala mobile che lo costringe ad emergere. Sul grande display della galleria principale, scorrono queste parole:

"Siamo ancora alla fine del millennio. Quello nuovo arriverà tra quasi cento anni ancora. Le distruzioni avverranno in ordine sparso, mirate, spiazzanti, erosive. Una o due saranno risolutive, nel senso che appianeranno grandi sacche di scompensi socio economici. Alla fine ci sarà una fine. Non sappiamo prevedere cosa resterà e come. In certi luoghi farà molto più caldo. In altri si gelerà. La gente s'ammasserà in agglomerati urbani di centinaia di chilometri quadrati, fuori dai quali non resterà quasi nessuno: pochi fuoriusciti e truppe militari di controllo dei confini. Di giorno si fuggirà il sole ed il contatto. Di notte tutto sarà possibile, oltre ogni limite, con l'ebbrezza di un tuffo nell'oscurità. Solo la carne avrà un senso. L'anima sarà una droga per pochi. Nasceranno bambini spietati che si ciberanno dei vecchi. Ma sarà giusto, perché i vecchi a loro volta tenteranno di ucciderli. Le madri saranno come cagne abbandonate, fuggite dai figli, scacciate dai vecchi. I maschi vivranno in branchi di sofisticata ingegneria sociale, ma le loro leggi saranno brutali. Il Web probabilmente si sarà estinto, forse trasformandosi in un sistema globale di perfetto controllo oppure in un nimbo di catartico caos nel quale rifugiarsi con tossica disperazione. Qualcuno racconterà storie del tempo che fu, ma nessuno gli crederà, più probabilmente nessuno starà ad ascoltare. La memoria sarà un male da combattere, una malattia da punire. In nome di un presente autoreferenziale, sparirà anche il tempo. Soltanto una serie di attimi inconclusi, per esistenze senza coscienza."

Waz ha un capogiro. Quel file l'aveva cancellato. Voleva ancora sperare. Chi l'avrà recuperato dal suo portatile? E quando?

Un flap e sullo schermo appaiono le immagini del Grande Nido di Rondine, gente che fugge dalle bombe, una signorina popputa che pubblicizza un lassativo travestito da yogurt...

Accanto a lui un bambino rom canticchia. Non chiede niente a nessuno. Sta col naso sporco puntato in aria e pare che preghi.

Waz s'abbassa, lo ascolta, per un po' mugola, imitando quel suono, perché vuole sperare.

Quando il bambino se ne va, Waz resta solo, seduto per terra, per qualche ora, in silenzio.


©francescorandazzo-2008


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