Oltre al sonno e alla concentrazione ci sono anche altre cose che non sono state dette a nessuno.
Giornate intere che scompaiono, e brevi attimi che diventano un’eternità.

(Peter Høeg)

lunedì 29 giugno 2009

dal libro "Con l'insistenza di un richiamo"




Una vita di merda
di Francesco Randazzo

Sono una merda. Sì, proprio così. Io sono una merda. Non sono una persona dalle pessime qualità, no no. Sono una merda. Davvero. Una cacca. Sto attaccata al culo di questo qui, ch'è chiuso in questo cesso chimico del cantiere di un palazzo in costruzione sulla Casilina, borgata Finocchio, 'sto muratore coglione, che mi tiene sospesa, in bilico sopra la guazza corrosiva dall'odore dolciastro che sto cesso contiene. Ho paura. Non voglio cadere!
Non vi schifate, no, vi prego, ascoltatemi. Mettete da parte il vostro perbenismo, le vostre raffinate abitudini, per un poco, soltanto un poco, giusto il tempo che io vi racconti la mia storia, la verità su di me e su questo bastardo che mi sta cacando.
Non c'è bisogno che vi turiate il naso: non puzzo! Li fanno talmente profumati 'sti cessi biologici che non si sente più niente che odori di merda: neanche la merda!
Ci mettono tanta di quella roba chimica che snatura tutto. E provoca anche qualche fenomeno imprevedibile. Tipo il fatto che adesso io vi sto parlando. Sì, parlo! Non avevo idea di saperlo fare. Anzi non avevo proprio idea di niente, me ne stavo tranquilla nell'intestino di 'sto buzzurro, in attesa di evacuare serenamente e tuffarmi nel fresco torrente di uno sciacquone che mi avrebbe allegramente condotta verso il mare aperto dove mi sarei disciolta in armonia con la natura, il sole, l'universo naturale ed eterno. Vabbè, sto esagerando, questo lo dico adesso che parlo e penso, prima stavo soltanto in attesa, punto e basta, non sapevo niente, nemmeno chi e che cosa ero. Il bello d'essere una merda, lo capisco solo adesso, è proprio questo: non sapere niente, stare là, ammucchiarsi con sé stessa e poi fluire via. Nient'altro. In fondo il vero buddismo è questo. Milioni di persone ogni giorno cercano il nirvana, senza sapere che ce l'hanno nascosto nel culo e ogni giorno lo buttano via! Scherzo... Però è vero, io ero così, perfettamente inserita nel flusso cosmico, intestinale soprattutto, ma anche cosmico. Poi ho messo fuori la testa, sì vabbè, per modo di dire, insomma, ho cominciato a uscire va'! E straanghetè m'arriva 'na zaffata d'effluvio chimico dal cesso! Una roba scioccante. Se fossi caduta subito forse non me ne sarei manco accorta. Ma questo qua è stitico! Sto qua da mezz'ora, oh! Mi sono svegliata. Mi sono resa conto di tutto. So chi sono, cosa faccio e dove vado. Voi uomini passate tutta la vita a chiedervelo ed io in un minuto nasco e già lo so, tiè! Certo quello che so è quello che è: che sono una merda, che sto per cadere, vado verso un cesso chimico, a dissolvermi. È triste sapete? Non c'è niente da ridere. È molto triste essere consapevoli della propria vita di merda. Fa ridere finché è quella di un altro. Fa ridere ancora di più se è di una merda, come me. Ma se fosse la vostra, se voi foste al mio posto? E siete sicuri di non esserlo? Appunto. Bah.
È che la gente non ci pensa mai. Siamo un tabù. La merda è un tabù. Più della morte. Sulla morte c'hanno costruito le religioni, con la promessa della vita eterna. Con la merda non hanno saputo farci niente. È imbarazzante. Anche per Dio. Qualunque Dio. Non cominciate a scaldarvi. Se Dio è tutto, dovrebbe contenere in sé anche me. Macché! Eresia. È blasfemo. E allora? O è imperfetto lui oppure io sono un errore e dunque Lui sempre imperfetto è. Ma lo sapete che per risolvere 'sto problema, nel secondo secolo dopo Cristo, un maestro della Gnosi, Valentino, scriveva che Gesù (Dio incarnato), «mangiava, beveva, ma non defecava»! Ma vedi un po' che assurdità... La merda insomma è un problema che tutte le religioni pongono al di fuori di Dio, è una creazione soltanto umana, puramente animale. Ma l'uomo non è stato fatto a Sua immagine e somiglianza? E dunque, come la mettiamo? Milan Kundera ha scritto: "La merda è un problema teologico più arduo del problema del male. Dio ha dato all'uomo la libertà e quindi, in fin dei conti, possiamo ammettere che egli non sia responsabile dei crimini perpetrati dall'umanità. Ma la responsabilità della merda pesa interamente su colui che ha creato l'uomo."
Non chiedetemi come faccio a saperlo. Questo è un cesso non una biblioteca, lo so. Kundera non l'ho mai letto, eppure lo so. Lo so e basta. So un fottio di cose. Da dove mi vengono non lo so. Questa guazza chimica è miracolosa. Non c'è altra spiegazione. Bisognerebbe farla annusare nelle scuole. Un'oretta la settimana. Vedi come s'alzerebbe la media dei laureati!
Questo posto è buio. Fa paura. Sto qui incastrata e mezza penzolante, questo qui non si muove, e per fortuna ché se si decidesse a spingere cadrei giù irrimediabilmente verso la mia fine. Ci sono tante cose che vorrei fare prima. Vorrei vedere il sole, vorrei correre, saltare, nascondermi tra l'erba, cantare una canzone di Loredana Bertè, vedere Parigi, attaccarmi alla suola della scarpa di un paracadutista e lanciarmi con lui da ottomila metri! Ma sono una merda. Non posso. Comincia ad esserci puzza qui dentro. Non è la mia però. Non capisco. È sgradevole, ma come faccio a dirgli: "Ehi tu lassù, apri la porta che qui si crepa di puzza!", quello non capisce niente. È un extracomunitario. Non lo so di che nazionalità. Io sono italiana. Perché lui mi ha prodotta mangiando pastasciutta, trippa alla romana, un supplì e un bicchierino di stockottantaquattro. C'ho un dna tutto italico. Credo. Boh. Vabbè, parlo italiano? Sono italiana. Mi sento italiana! So pure l'inno: "Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta, dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa! Parapà parapà parazumpa zumpa pà"... Fichissimo! Non si capisce che vuol dire ma mette allegria!
Oddio, oddio, s'è mosso! Sto uscendo, sto uscendo, no no, non volglio, non voglio! Fermati, fermati, fermati, fermati, fermatiiii!

Ah. Meno male. S'è fermato.
Sto mezza dentro e mezza fuori, mannaggia. È pericoloso. Posso cadere da un momento all'altro.

Non voglio morire.
Sono troppo giovane.

Io mi volevo sposare prima. Volevo fare dei figli. Volevo invecchiare nel mio paese. Essere sepolto là, vicino ai miei genitori. Che ci faccio qua?

Che sto dicendo? Sono una merda, caspita, come mi vengono in mente certe cose?

Sono confusa. Questo buco di culo è troppo stretto, mi salva è vero ma mi strozza anche. Vorrei bere un bicchier d'acqua. Ma non ho la bocca.

E allora come faccio a parlare. Mi sembra un incubo. È tutto così assurdo.

Sono una merda.
Sono una merda.
Sono una merda.

Mi sono comportato male? No.
Ho fatto qualcosa di sbagliato? No.
Perché mi inseguono, allora? Perché gridano contro di me? Non gli ho fatto niente, non li conosco, non ho fatto niente a nessuno io. Lasciatemi in pace!
Tu sei una merda, mi ha detto uno. No, gli ho risposto, non è vero, non sono una merda, tu sei uno stronzo: perché non mi lasci in pace?
E tu perché sei venuto qua? Straniero del cazzo! Eh? Perché non te ne sei rimasto a casa tua, con quei pidocchiosi dei tuoi amici, con quei pezzenti della tua famiglia del cazzo, con quelle mignotte di tua madre, di tua moglie e di tutte quelle gran troie delle tue sorelle? Ehhh?
E m'ha dato un pugno nella pancia.

Non lo so che cosa sto dicendo. Sono una merda, sto qua sospesa, parlo anche e penso, aspetto di cadere, so un sacco di cose ma in realtà non so niente. Mi pare di ricordare cose che non posso avere vissuto. Sono nata adesso, da pochi minuti, come posso avere una memoria. Memoria di cosa? Di chi?

Sento freddo.

A casa mia c'era freddo, sempre, anche d'estate. Mia sorella piangeva sempre. Per il freddo e per la fame. Di nascosto anch'io piangevo. Era una vita orribile, senza speranza.
Un giorno lei se n'è andata. Non l'ho mai più vista. Non so dove sia. Spero stia bene. Stia meglio di me.

M'ha colpito una volta, poi un'altra e ancora e ancora e ancora. Sono caduto. Non parlavo più. Avevo la bocca e il naso pieni di sangue. Poi anche gli occhi. Tutto rosso. Tutto nero.

Straniero di merda, m'ha detto alla fine, mentre mi trascinava in questo cesso chimico. Sei una merda.

Sono una merda. Sto male. Perché sono nudo? Mi ha spogliato. Perché?

Sto cadendo. Capisco tante cose adesso.

Non sono una merda.

Ero un uomo.

Qualcuno mi troverà.

Troppo tardi, ormai.

Cado.

©Francesco Randazzo-2008


dal libro
CON L'INSISTENZA DI UN RICHIAMO

di Francesco Randazzo

Anno: 2008

Genere: Racconti

Lupo Editore ISBN/ 978-88-95861-29-6



Booktrailer : http://vimeo.com/2276644
Il Sito dell'Editore: http://www.lupoeditore.com

Il Book Blog: http://conlinsistenzadiunrichiamo.blogspot.com

Intervista su Meddle Tv: http://vimeo.com/3082706

Acquista il libro su Internet Bookshop Italia: http://www.ibs.it/code/9788895861296/randazzo-francesco/con-insistenza-richiamo.html

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